Velieri è il risultato di un mio grande sogno che risale all’infanzia: quando guardavo dalle finestre desideravo vedere il mare, ma solo un’immensa e umida paura si stendeva davanti ai miei occhi. Una pianura che non accettavo pienamente e che non corrispondeva alle mie variazioni di umore. Ora ho imparato ad amarla e l’amore che nasce dall’odio è sempre il più forte… perché l’acqua a cui io anelavo in realtà esiste, è presente, nella stagnante compostezza delle risaie, nell’impalpabile delicatezza della nebbia. Acqua, acqua che scorre e porta fino a noi i velieri, i grandi mercanti di sogni, “trasognanti fiumi di magiche finzioni per nulla addormentate”. Una girandola di personaggi abita questa terra: Delfino Zordàn, una figura maniacale prettamente lomellina, “nata nell’abisso della risaia”, conosciuta da tutti ma sola, unica, irripetibile. Barricata dietro il muro di una casa adiacente la ferrovia, quindi una vita scandita da fischi interminabili ed infiniti. Poi c’è Lara Casanova, “naufraga d’amore, forse, più che d’un uomo, innamorata della sua stessa immagine. Due giovani, Andrea e Pietro, attratti da letture “on the road” che narrano di province non così lontane, concretizzano il loro sogno adolescente con la costruzione di una barca che mai potrà salpare. Concludono e forse definiscono esattamente questo mondo eterogeneo, Amelia e Pasquale: lei una tipica donna da “pais” un po’ stralunata, lui un suonatore ambulante di fisarmonica che suona solo per amore del suo strumento nel ricordo di una donna che ha amato in passato. Entrambi vivono il loro quotidiano in modo ripetitivo, sembrando, ma solo sembrando, ben lontani dallo scontrarsi con il mare della vita. Tra malinconia, ironia e poesia, si intrecciano le vite di sei personaggi lontani tra loro per età e cultura, ma accomunati dal contesto rurale dove vivono. Perseguire i propri sogni per alcuni di loro è vitale ma, a volte, può avere conseguenze tragiche. Sullo sfondo si stende la sonnolenta pianura estiva della Lomellina che crea uno straniante contrasto con gli impulsi creativi, violenti o folli dei suoi abitanti.

Nel Nord è un viale alberato che vive la sua trasformazione dall’inverno alla primavera, a fare da sfondo allo sfiorarsi di cinque vite, di cinque personaggi, impegnati a scontrarsi con il limite dei propri sogni, con il nord nella geografia dei propri sentimenti. La felicità può essere a portata di mano ma l’uomo, impaurito dal rischio della sofferenza e del dolore, cristallizzato nelle proprie manie, si costruisce un limite oltre il quale è meglio non avventurarsi, oltre il quale i due opposti si incontrerebbero e mostrerebbero la loro effimera disuguaglianza. Ecco, allora, il comportamento dei personaggi diventare masochista, moralista o cinico: l’esplodere dell’autolesionismo di Nico Traversi, alienato giovane che ama credersi senza speranza, il fossilizzarsi delle mille paure di Ubaldo Spallanzani, che vive nel terrore di sporcarsi con qualsiasi forma di vita o l’ozio sognante e cinico di Giuditta, che si costringe su di una carrozzina per meglio volare con la mente nelle proprie illusioni di fuga. Vi sono poi le fragili alternative di chi crede ancora in una vita reale possibile: l’esiliata e teorica Concetta che trascorre il tempo studiando sensazioni che difficilmente proverà, desiderosa di tornare al sud, nella sua amata terra, da lei dipinta, grazie alla lontananza, solo ne suoi aspetti positivi. Unico spiraglio di ostinato entusiasmo è quello della sognante ma troppo ingenua e vulnerabile Vania che, con i suoi quadri ed il suo donarsi agli altri, dipingendo il candore della nebbia, cerca di redimere il lato oscuro del mondo.

Marta Comeglio