Aisling, in lingua gaelica, significa sogno, visione, apparizione. Una donna, l’Irlanda, appare al soldato sfinito annunciandogli la pace. Da questa immagine, ricorrente nella poesia irlandese, detta appunto poesia di visione, è nata l’idea di questo spettacolo teatrale che vuole raccontare una terra decentrata, intensa e problematica, frontiera dell’Europa, frontiera nella frontiera.
Una naufraga approda in queste coste e impone, suo malgrado, una nuova lingua: “imparare una nuova lingua, che umiliazione, è come nascere due volte”. Da questa prima violenza prende vita uno scontro tra due diverse fazioni e quindi un viaggio per analogie nella mitologia irlandese che è storia e fantasia assieme e racchiude i semi dei più moderni troubles.  Gli eroi mitologici di Cu Chulain e Fionn, cari agli irlandesi quanto i personaggi storici realmente esistiti, si fanno ispiratori di più moderne battaglie.

L’Irlanda diviene simbolo di qualsiasi contrasto, di qualsiasi frontiera, ma, frontiera, non è solo contrasto, bensì anche differenza, pretesto di conoscenza e comprensione dell’altro. E’ come se l’Irlanda, con il suo carattere deciso formato da tradizioni, forte spiritualità, mito, storia contrastata, spirito ribelle e vivo folklore, ci riproponesse l’annoso problema dell’umanità: il sopruso e l’anelito alla libertà, la consapevolezza del sé e la conoscenza dell’altro, dandoci anche, in modo tutto irlandese, la sua poetica soluzione al termine della guerra: la visione, l’apparizione, è un ipotetico accordo tra guerra e poesia, tra le dee Morrigan e Brigit, tra mitra puntato e verso cantato. Il sogno è l’avvento di una nuova terra risanata.

La mia grande passione per l’Irlanda ed il popolo irlandese mi ha portato a scrivere questo testo con l’urgenza, anni fa, di far conoscere alla gente una problematica erroneamente trascurata. Il conflitto nordirlandese, che è durato moltissimo tempo, ci ha coinvolto più direttamente di quanto credessimo negli anni della creazione di un’Europa unita. Ora il processo di pace ha avuto un suo sbocco anche se sei contee fanno ancora parte del Regno Unito: ben venga il compromesso se può fermare il fiume di sangue.
Il testo Aisling comprende citazioni di alcuni poeti irlandesi come Yeats, Synge, Clarke, Montague, Mahon e accenni ad opere come Diario d’Irlanda di Boll, al Diario di un vagabondo di Synge e al Diario di Bobby Sands. Buona parte del testo teatrale e poetico è invece di mia creazione originale. Tantissimi i rifermenti alla simbologia celtica, al druidismo, la religione sociale dei celti, alla mitologia, tramandata oralmente ed alla storia antica e moderna d’Irlanda. Le visioni si susseguono riproponendo fotogrammi di guerra, poesia, mitologia. Il tentativo è quello di ricreare l’immaginario di una terra.

Ad accompagnare questo viaggio, la caratteristica musica irlandese che, dalla tradizione ai Clannad e agli U2 di oggi, è divenuta ormai un segno universale. In scena anche un arpa celtica ed una cornamusa: l’arpa per il tempo di pace, la cornamusa per il tempo di guerra.

Visioni. Sono come nebbia al calar della sera che un vento leggero disperde. Visioni.

~ Marta Comeglio

Drammaturgia e regia di Marta Comeglio
Interpretano I Riso e Amaro
Arpa celtica Chiara Spairani
Cornamusa Daniele Bicego